Il 17 ottobre in Cattedrale abbiamo raccolto idealmente le tante persone che ci hanno accompagnato lungo questi dieci anni di presenza a Cosenza. Qui raggiungiamo con il nostro “grazie” tutti coloro che non erano presenti.

Grazie, città e provincia, grazie Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano ed Eparchia di Lungro, grazie, Calabria! E’ questo il sentimento prevalente con cui siamo entrate nel decimo anno della nostra presenza in questa città e in questa Chiesa locale.

Come non ricordare l’invito di Mons. Nunnari a fermarci qui, quando eravamo ancora in ricerca, che da subito comprese il nostro carisma e la nostra spiritualità. Come non ricordare l’accoglienza calda e affettuosa degli inizi da parte di parrocchiani, sacerdoti, gruppi e movimenti, singole persone provenienti da contesti differenti, di tutti gli strati sociali e di tutte le età, di fedi e ideali diversi. Come non ricordare la scoperta progressiva di luoghi, modi di vivere, di essere in relazione, di credere, di far festa o di far lutto, da cui abbiamo imparato tanto, da cui abbiamo avuto stimoli per crescere come persone e come comunità religiosa che desidera essere un piccolo seme piantato in quest’affascinante terra.

Tutto è stato grazia: gl’impegni assunti man mano, dall’Ufficio Missionario alla scuola in carcere, dall’accompagnamento spirituale ai gruppi di ascolto del vangelo nelle famiglie, dal servizio ai migranti all’Associazione che opera nel rione S. Lucia, dagli Esercizi Spirituali agl’incontri biblici o di preghiera; grazia sono state le belle collaborazioni, le amicizie che ci hanno sostenute e ci sostengono ancora, perfino alcune fatiche o alcune incomprensioni, inevitabili quando avviene un incontro di diversità, ma anche facilmente superabili quando non si rinuncia al dialogo e all’ascolto. Siamo consapevoli che di tanti errori, anche se fatti per leggerezza o in buona fede, dobbiamo chiedere perdono!

Abbiamo scoperto l’importanza particolare che assumono qui i legami tra le persone e, pur nell’avvicendamento delle sorelle, come comunità abbiamo gustato il perdurare di tante relazioni, che a volte riscaldano il cuore, altre volte interpellano, rimettono in questione, sollecitano, orientano. Abbiamo imparato ad apprezzare la nostra piccolezza, il nostro restare sempre un po’ “straniere” pur volendo farci vicine, così da avere continuamente bisogno di essere di nuovo accolte e ammaestrate, senza dare mai nulla per acquisito una volta per tutte.

Il cammino continua

e siamo contente

di poterlo condividere con voi.