Firenze

Via Mannelli 83
giuse.bocola@gmail.com

Le Ausiliatrici sono arrivate da Torino a Firenze nel 1890, abitavano in Viale Don Minzoni, (allora Viale Regina Margherita), vicino alla Casa dei Padri Gesuiti e a fianco della ferrovia. Poi, nel 1983, si sono trasferite in Via Mannelli, questa volta di fronte alla Stazione di Campo di Marte. Quindi, possiamo dire che fin dalle origini quello che ha caratterizzato la comunità di Firenze è la vicinanza dei treni, che collegano l’Italia, dal nord al sud e dal sud al nord! … Ne passano circa 150 in 24 ore, dalle splendide Frecce rosse ai modesti treni regionali della Toscana e ai treni merci.

Le Ausiliatrici sono arrivate da Torino a Firenze nel 1890, abitavano in Viale Don Minzoni, (allora Viale Regina Margherita), vicino alla Casa dei Padri Gesuiti e a fianco della ferrovia. Poi, nel 1983, si sono trasferite in Via Mannelli, questa volta di fronte alla Stazione di Campo di Marte. Quindi, possiamo dire che fin dalle origini quello che ha caratterizzato la comunità di Firenze è la vicinanza dei treni, che collegano l’Italia, dal nord al sud e dal sud al nord! … Ne passano circa 150 in 24 ore, dalle splendide Frecce rosse ai modesti treni regionali della Toscana e ai treni merci.

Oggi, nella linea della tradizione ausiliatrice, cerchiamo di accogliere chi viene a bussare alla porta, da vicino o da lontano, malgrado i limiti del lockdown! … Non possiamo più celebrare l’eucaristia mensile con gli amici e vicini della Parrocchia, dell’ Associazione S. Ignazio o della Caritas. Quindi, cerchiamo di mantenere la “porta aperta”, tramite telefono o web, in relazione con le persone vicine qui a Firenze, come anche con gli amici di Roma e Sanremo. Accogliere, incontrarsi, pregare insieme, significa ricevere un dono nuovo, sempre

L’attenzione e il servizio dei più poveri, italiani e stranieri, un’altra dimensione della comunità. Così Giuse collabora con i volontari della Caritas per il servizio della Mensa S. Francesco e Françoise con il Centro di Ascolto Coverciano (Cenac), nella Scuola d’Italiano per immigrati.

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L’incontro con coloro che hanno bisogno di pane e di amicizia ci rivela i nostri privilegi e la nostra fragilità. Loro hanno attraversato le prove della povertà estrema, della malattia, del rigetto e della solitudine nei deserti dell’umanità. A volte, sono felici e grati di ricevere uno sguardo, una parola che li riconosce come persona, di essere chiamati per nome. In questo tempo duro della pandemia, risuona ancora la parola di Papa Francesco: “Siamo tutti insieme nella stessa barca in tempesta, e solo tutti insieme, potremo essere salvati”
(Dalla Preghiera in Vaticano, 27 marzo 2020).

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