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SPIRITUALITA' e CARISMA

Spiritualità Ignaziana

Alla Congregazione fondata nel 1856, bisogna dare un solido fondamento che la renda stabile nel tempo. La proposta di adottare le Regole e le Costituzioni della Compagnia di Gesù, fatta a Maria della Provvidenza dal suo direttore spirituale dopo tre anni di incertezze e di ricerca, le appare come una risposta provvidenziale di Dio.


Nella spiritualità di S. Ignazio di Loyola, a cui era già stata un po' iniziata dall'educazione ricevuta al Sacro Cuore, essa riconosce contemporaneamente lo zelo universale per la maggior gloria di Dio e i fondamenti di una vita religiosa apostolica.

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"Tra i testi fondazionali riconosciamo le Costituzioni della Compagnia di Gesù come sono state adattate per le Ausiliatrici.

Questi testi che garantiscono la nostra identità, sono una sorgente a cui attingiamo vita e forza sempre nuove. (Cost. 10)     

Questi due aspetti le sembrano rispettare il soffio nuovo del suo carisma, pur permettendo di radicarsi in una delle grandi tradizioni spirituali della Chiesa cattolica. Ecco qualche espressione di Maria della Provvidenza significativa a questo proposito:

  • Aiutare l'uomo a raggiungere lo scopo per cui è stato creato
  • Collaborare ad ogni bene qualunque esso sia
  • Andare dalle profondità del purgatorio fino agli estremi confini della terra
  • Per la maggior gloria di Dio!
"L'eredità di Maria della Provvidenza è per noi di importanza decisiva,
così come tutta la tradizione dell'Istituto.
Questa eredità guida la nostra fedeltà e fonda la nostra unione." (Cost. 9)

 Essa ci indica come seguire Cristo da Ausiliatrici delle Anime del Purgatorio.
                   
Approfondimenti:
                        
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Carisma ausiliatrice

"Desideriamo essere fedeli alle intuizioni fondazionali di Maria della Provvidenza e attente a svilupparne le ricchezze rispondendo in modo creativo ai bisogni del nostro tempo" (Cost. 14).
di sr. Elisabeth Oberson La storia delle Chiese cristiane insegna che essere discepoli di Cristo significa accettare di mettere la propria vita sotto la guida dello Spirito. E da più di 2000 anni, sotto la guida dello Spirito, uomini e donne hanno messo in pratica il Vangelo con modalità differenti, secondo la propria cultura, sensibilità ed epoca di appartenenza. Alcune di queste modalità di vivere secondo lo Spirito sono divenute delle grandi tradizioni spirituali (benedettina, carmelitana, domenicana, francescana, ignaziana). Ognuna di queste rappresenta una via particolare che mette in luce taluno o talaltro punto della sequela di Cristo. Ogni spiritualità, in effetti, compie delle scelte all’interno del Vangelo e privilegia qualcosa del volto di Dio. La diversità delle spiritualità è un richiamo incessante al fatto che Dio è sempre "altrove" e "altro" rispetto alla conoscenza ed esperienza che abbiamo di Lui. Nella fedeltà alle intuizioni fondazionali di Maria della Provvidenza, le Ausiliatrici scelgono di vivere il Vangelo, cioè la sequela di Cristo, ponendo l’accento sulla ricerca incessante di "tutto quello che può procurare una maggior gloria di Dio" (Cost. 2).
Evoco tre atteggiamenti che mi sembra siano caratteristici dei cammini particolari che noi intraprendiamo per rendere gloria a Dio, qui e ora.


Credere che non esista alcuna frontiera all’amore

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Maria della Provvidenza formulava così la missione dell’Istituto: "Andare dalle profondità del Purgatorio fino agli estremi confini della terra". E per indicare i mezzi per realizzare tale missione, raccomandava alle Ausiliatrici di "pregare, soffrire, agire per le anime del Purgatorio".
Oggi continuiamo a vivere questa missione che ci invita a credere che non esiste nessuna frontiera all’amore e che la morte stessa non può separarci da coloro che ci precedono nella contemplazione del volto di Dio. Questa fede ci rende particolarmente attente alle persone che attraversano situazioni di passaggio. Lo facciamo mediante: l’accompagnamento spirituale e pastorale, la formazione catechistica, la ricerca di senso e di punti di riferimento, le attività con gli immigrati, l’attenzione alle trasformazioni sociali, culturali, politiche, l’educazione, il farsi prossimi nelle situazioni di invecchiamento, malattia e morte.
In ogni situazione, che ciascuna di noi è condotta a vivere anche in se stessa, tentiamo di accompagnare persone e gruppi affinché possano compiere questi passaggi come uomini e donne che "stanno in piedi", nel rispetto della loro dignità di figli di Dio. Attraverso tale accompagnamento, desideriamo testimoniare l’amore incondizionato di Dio, amore che Lui ci invita a offrire a tutti, con un’attenzione privilegiata per i più dimenticati di questo mondo (i più poveri, gli emarginati, gli esclusi).

 

Vivere nel quotidiano la comunione dei santi

Credere che n on esiste alcuna frontiera all’amore è un appello forte a tentare di vivere la comunione tra noi e con coloro che incontriamo. Si tratta, giorno dopo giorno, di costruire delle relazioni di fraternità che permettano a ciascuno di trovare il proprio cammino di umanizzazione, di dare il meglio di sè e così rendere gloria a Dio.


In particolare, come Ausiliatrici delle anime del Purgatorio, siamo responsabili di testimoniare, con le parole e nei fatti, che questa comunione supera le frontiere del nostro universo e si vive già ora nello scorrere quotidiano dei giorni. L’amore, che ne è la realizzazione, non si arresta di fronte al limite della morte. "Crediamo, infatti, che non ci sono frontiere all’amore e siamo solidali con tutti coloro che seguono Gesù Cristo nella sua Pasqua, siano essi ancora sulla terra o già passati attraverso la morte. Li accompagniamo con la preghiera, l’azione e la comunione nella prova, pur sapendo che l’amore trasfigurante di Dio è un dono gratuito" (Cost. 18)

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Osare credere nella Provvidenza

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Quest’ultimo atteggiamento è senza dubbio il più caratteristico della nostra fondatrice la quale, "conquistata dall’amore di Dio che ci ha amati per primo, di cui riconosce la presenza nella sua vita da molteplici segni", ha desiderato per tutta la vita essere, da parte sua, "la provvidenza della Provvidenza"
Lungo tutta la nostra storia, abbiamo riservato un’attenzione particolare all’accoglienza dei segni della presenza amorevole e operante di Dio nelle nostre vite. Credere in questa presenza, il più delle volte discreta, è per noi il fondamento e la fonte di una speranza indefettibile.

 In ragione del nostro carisma e della nostra spiritualità, siamo in effetti specialmente sensibili al volto di Dio che ci è rivelato in tutta la Sacra Scrittura. Il Dio di Gesù Cristo, infatti, non finisce mai di sperare in noi, come testimoniano le innumerevoli riprese dell’Alleanza in tutta la storia del popolo di Isra
È il volto di Dio che, da qualche anno, ci ha fatto tradurre la divisa di Maria della Provvidenza "pregare, soffrire, agire per le anime del purgatorio" con l’espressione "Ausiliatrici, a servizio della speranza" che, mi pare, riassuma bene i tre atteggiamenti caratteristici del nostro modo di seguire Cristo.



In tal modo continuiamo a fare nostra l’eredità spirituale che ci ha trasmesso la fondatrice, eredità che si è arricchita nel corso del tempo e che crea, nell’Istituto, uno spirito di famiglia con sottolineature differenti, a seconda dei paesi, delle culture e delle epoche. È nel rispetto di questa diversità che costruiamo tra noi la comunione fraterna "confidando nello Spirito che agisce in noi e nel mondo" e che "ci spinge sempre più avanti verso un compimento a cui collaboriamo con tutte le nostre forze, ma che aspettiamo come un dono" (Cost. n° 34), fino all’alleanza definitiva sigillata con la morte e la resurrezione di Gesù Cristo.
 


Last Updated on Thursday, 11 December 2014 09:59