di Sr Floriana Raga

Tempo di coronavirus, tempo per quattro parole:

La prima è appunto TEMPO. La seconda: CURA. La terza: INSIEME. La quarta: POCO

TEMPO: nel senso di “prendersi il tempo per” … andare fino in fondo a una riflessione, a una conversazione, a un impegno … gustare dal balcone, al mattino, il sole che torna dopo giorni di pioggia … cercare quell’amico/a che non sentivo da tempo e per dedicargli del tempo … ascoltare le esigenze del corpo privo del movimento sufficiente e cercare di provvedervi …  osservare i progressi primaverili della pianta nella mia camera … ascoltare chi è in preda all’ansia … venire a capo d’informazioni insufficienti su questioni che toccano me o gli altri, cercando altrove …

E nel senso di “dare tempo al tempo”: per decidere il passo giusto da fare in situazioni incerte – la parola giusta da dire, nel fervore dei dibattiti social o nei contatti con le istituzioni o nelle divergenze tra collaboratori – o da non dire – senza reagire istintivamente …. dare tempo all’altro/a di reagire alle mie sollecitazioni, di rispondere quando potrà… lasciar decantare la confusione … resistere all’improvvisazione.

CURA, o maggior cura: la parola chiave in tempo di malattia! Cura delle distanze, ma anche delle relazioni. Relazioni da intensificare quanto più la distanza fa soffrire. Cura di chi non è protetto, di chi non ha diritti, di chi è “irregolare” (può una persona essere irregolare?) Inventarle tutte e proporle a chi può prendere decisioni, sperando contro ogni speranza. Cura nel cercare e fornire le informazioni giuste. Cura attenta di ogni esercitante nei diversi percorsi spirituali. Cura della preghiera comunitaria, ma anche della cucina, degli spazi di silenzio per non disturbare, della pulizia della casa …

INSIEME, indispensabile per prendersi cura. Insieme a una chiesa locale che fa fatica a reagire … insieme alle associazioni che vogliono prendersi cura, ma ciascuna a suo modo e per le sue finalità … insieme al corpo dell’Istituto presente in tanti paesi diversamente colpiti, a una provincia che deve ripensarsi dopo le perdite subite, a una comunità che vuole vivere il sostegno reciproco e la solidarietà con altri in modo creativo … interpellata da una Terra che salveremo solo insieme. Un Insieme da riproporre continuamente, sui social e fuori, “opportune et importune”, che va contro corrente, contro gli interessi costituiti, contro la mentalità del tempo, ma che è indispensabile per sopravvivere come umanità.

POCO, poco di tutto: beni, viaggi, contatti, incontri, liturgie …. tutto ridotto all’essenziale, e scoprire che quell’essenziale basta. Scoprire che in ogni cosa l’essenziale fa andare a una maggior profondità. Che possiamo vivere con molto meno. Che il poco ci fa gustare di più quello che c’è: dalla telefonata al piatto del giorno, dall’uccellino davanti casa al film guardato e commentato insieme. Che continuiamo a vivere bene, privilegiate rispetto ad altri, e per questo maggiormente responsabili.