Testimonianze

Esperienze e vita religiosa

“collaborare ad ogni bene, qualunque esso sia”

Sr Nimanti, sr Juthika e sr Marsa ci propongono una breve testimonianza delle attività che svolgono in alcuni villaggi indiani. Veder crescere, ridere e giocare bambini di famiglie con grandi difficoltà, curare le persone dove non ci sono medici e ospedali, aiutare giovani donne a diventare economicamente indipendenti e il modo per rendere oggi il nostro carisma vivo e attivo nel mondo.

Perché e per chi…
lavorare all’economato?

Una missione che una ausiliatrice spera di non ricevere mai, è quella di occuparsi degli “affari economici” o più semplicemente dell’economato! … Infatti è visto come un servizio amministrativo e gestionale, mentre è più attrattivo l’impegno per l’evangelizzazione e il servizio ai poveri.
Però, il significato più profondo del servizio dell’economato, lo troviamo nella radice evangelica del “prendersi cura” di ogni persona, nell’Istituto e fuori.

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Non voglio scappare

Scuola media, classe 3G, ore 9.30, lezione di letteratura italiana. Lo studente che ho davanti evidentemente non ha studiato. Dopo molte mie domande e sue assurde risposte, un altro alza la mano, prova a rispondere -sbagliando- e non azzecca neppure la coniugazione del verbo! A questo punto dico: “Se non sapessi che avete studiato a lungo i verbi in prima media con il professor Rossetti, non ci crederei!”. “è vero”, aggiunge Lucia, dal fondo della classe. “Sì, ve lo ricordate mister Rossetti?”, segue Marco, il clown del gruppo. E Lucia: “è scappato!”. E Marco: “L’abbiamo fatto sclerare”. Ho continuato a pensare per tutto il giorno a quelle parole “è scappato” …
So anche che il collega non è scappato dalla scuola, ha solo cercato una situazione migliore, ragazzi che studiano di più, meno assistenti sociali da contattare, meno stranieri, meno rom, meno problemi. “Non voglio scappare”, ho pensato. Tra questi ragazzi trovo il senso di restare.

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Osare al di là delle frontiere – Ausiliatrici senza parole

“La solidarietà che unisce vivi e defunti è inseparabile da quella che unisce tra loro tutti gli uomini sulla terra.
Spinte da questo movimento di solidarietà, riceviamo rendendo grazie l’universalità della nostra missione, e siamo disponibili ad andare in qualsiasi luogo”
(Costituzioni art. 22)

Sr Elisabeth, giovane professa della Provincia dell’Europa Centrale, ha realizzato un video che parla di speranza, quello slancio che ci spinge ad oltrepassare ogni frontiera!

Sr Pilar, colombiana, presenta la sua esperienza di servizio in un campo Rom a Milano.

Liberandoci dai pregiudizi vediamo la speranza

Questa è un’immagine delle tante realtà che esistono nel mondo, in questo caso in Italia, a Milano, ma che non si vedono a prima vista. La povertà, l’emarginazione, l’immigrazione, la guerra sono il pane quotidiano per molti, in questo caso per le persone che arrivano dalla Romania. Normalmente quando si parla di loro, si pensa immediatamente che siano ladri, bugiardi, sporchi e pericolosi. Sono tanti i pregiudizi che esistono nel mondo attuale e che negano la verità di una cultura molto ricca su vari fronti. Visitando i campi delle famiglie Rom troviamo persone che lavorano, ragazzi e bambini che studiano, che hanno sogni per il loro futuro.
Tra questi c’è Maria, una preadolescente di 14 anni con una luce particolare negli occhi e un grande sorriso. Siamo entrati nella sua casa e ci ha raccontato che adora studiare, imparare la matematica e le lingue, soprattutto il francese, perché parla già bene l’italiano. Ci ha fatto vedere i suoi quaderni, compilati con una stupenda grafia ordinata e pulita. Ascoltarla trasmetteva una grande felicità.
Tra le difficoltà per studiare c’è la mancanza di energia elettrica, la pioggia che spesso bagna i quaderni, la mancanza di internet e la lontananza dalla scuola.
Per Maria è ancora più doloroso sentire la discriminazione che vive nella società e ci spiega che le fa male e l’addolora perché il suo sogno è poter semplicemente crescere, lavorare, avere una casa, avere una vita dignitosa: “per questo continuerò a studiare perché mi piace e voglio aiutare le persone del mio paese”.
È proprio vero che uno dei compiti di oggi è conoscere di più le altre culture per liberarci dai pregiudizi e vedere nell’altro un amico, un fratello.

Il Purgatorio

sr Gianna e la comunione

“Sono diventata Ausiliatrice perché mi attirava l’aspetto della missione, al Purgatorio non ci pensavo proprio” dice sr Gianna che si è occupata per molto tempo di persone affette da dipendenze. “Mi ha sempre attirato la comunione dei santi, questo stare insieme per camminare con quanti soffrono. E i poveri mi suscitavano una forte compassione, che per me era “stare con”, che mi permetteva di stare vicino a quanti soffrono. Oggi rigusto la parola Purgatorio insieme a questo mio desiderio di compassione, di comunione e li ricollego alla discesa agli inferi: Gesù che scende negli abissi della morte per riportare le anime alla vita”.

sr Paola e la purificazione

“Il nome Ausiliatrici delle anime del Purgatorio non mi diceva proprio nulla, ma la priorità della missione “fino agli estremi confini della terra” e “andare fino in fondo” mi ha ispirata. Alla fine ho intuito che il Purgatorio non è un tempo né un luogo definito. Quando moriamo incontriamo il Signore non essendone degni, abbiamo bisogno di purificarci e anche nell’atto del purificarci non siamo noi ad agire, ma è il suo amore che ci purifica”.

sr Maddalena e lo stare accanto

Sr Maddalena, che ha speso la sua vita facendo l’infermiera, racconta: “Sono cresciuta in una famiglia in cui la devozione verso il Purgatorio è sempre stata forte. Per noi era normale pregare per i defunti. Nella vita ausiliatrice ho scoperto altre dimensioni. Ho capito che il Purgatorio è prima di tutto l’unione con Cristo in croce. Per me essere Ausiliatrice è essere accanto a quanti soffrono e devono incontrare il Signore”.

sr Angela e la speranza

“Quando ero ragazzina e ho deciso di farmi suora avevo solo il desiderio di diventare Ausiliatrice per l’attrazione verso i poveri” dice sr Angela che ha lavorato nella sanità a domicilio in contesti molto disagiati, “ma non mi ero posta molte domande sul Purgatorio, non ne sapevo niente di teologia. Ognuno di noi porta dei pesi, ha un Purgatorio dentro, ma c’è sempre la purificazione che ci concede il Signore. E questo ogni giorno mi dà forza ed energia per continuare la missione da Ausiliatrice e da cristiana, così come sono, coi miei pregi e i miei difetti, ma sempre affidandomi a Lui.” Il Purgatorio allora fa rima con speranza, attesa, fede, attaccamento alla croce nella certezza che l’amore del Signore libera dalla morte e dona la vita.