Protagonismo o collaborazione?

Un primo compito del Capitolo Generale è guardare ai territori in cui noi Ausiliatrici siamo presenti, per vederne i bisogni, le ricchezze e le potenzialità, mantenendo uno sguardo d’insieme sul mondo intero e chiedendoci come il nostro carisma e la nostra spiritualità può interagire con le chiese e le società del mondo d’oggi. Un secondo compito è quello di individuare cammini comuni da intraprendere, sfide da affrontare insieme e intuizioni da accogliere perché maturino. Terzo compito, eleggere la madre generale con quattro consigliere che, per i successivi sei anni, possano aiutare l’Istituto a camminare lungo i sentieri individuati durante il capitolo. Quarto ed ultimo impegno, redigere e approvare i documenti che verranno inviati a tutte le comunità.

Come si può immaginare non era semplice lavorare al mandato ricevuto, vista l’eterogeneità dell’assemblea. Molte erano le domande che ciascuna di noi si portava: come far dialogare realtà ricche dei Paesi dominanti con realtà impoverite anche da quei Paesi? Come far incontrare opinioni, convinzioni o sensibilità diverse? Come mettere insieme caratteri miti e temperamenti focosi, o età e storie diverse? Quanto giocherà la differenza culturale o la fatica ad esprimersi in una lingua non propria? Domande legittime ma che, cavalcate, rischiavano di accendere dinamiche divisive, alimentate da bisogno di protagonismo o di difesa.

Grazie al cielo non ho vissuto nessun turbamento legato a queste dinamiche. L’antidoto per noi è stato mettersi in ascolto non solo delle nostre voci, di coloro che prendevano la parola più facilmente o di coloro che erano più numerose o più esperte. Ma attraverso l’ascolto reciproco, pur necessario, il nostro cuore era teso all’ascolto della voce dello Spirito. Non era una voce fisica, eppure è stata una voce forte e chiara, che non lasciava molto spazio al dubbio.

Concretamente, il capitolo si è aperto con due giorni di ritiro, guidato da una biblista laica, alle prese per la prima volta con delle capitolari. “Inadeguata” si diceva lei… Pertinente e profonda, in realtà, capace di sintonizzarci sulla stessa lunghezza d’onda, emersa dalla verità della Parola. In un secondo momento, abbiamo ascoltato la presentazione delle tredici Province da cui provenivamo. Già in questo primo ascolto abbiamo preso consapevolezza che un grido si levava verso l’alto: il grido dei poveri e degli oppressi! No, non solo del Ciad o dell’America Latina o dell’India, ma degli Stati Uniti d’America, della nostra Europa. Il dolore comune e trasversale ci ha fatto sentire molto vicine, tutte.

Non solo. Le considerazioni che emergevano di fronte alla descrizione delle diverse realtà erano molto simili: incarnate sì nei diversi territori, ma, con grande stupore, tutte sottolineavamo l’urgenza di affrontare alcuni temi, sette, sempre gli stessi!

Su questi sette temi abbiamo costruito gruppi di lavoro diversi ed è stato sorprendente cogliere progressivamente delle sottolineature trasversali comuni! Era chiaro che Qualcuno ci stava conducendo.

Come si può sintetizzare tale esperienza? Con “spirito di collaborazione”? Piuttosto “collaborazione con lo Spirito”. Solo affidandosi al Signore infatti è stato possibile accettare di abbassare le braccia, di farsi condurre lungo percorsi imprevedibili e sorprendenti. Solo con Lui è stato possibile guardare a ciò che ci avvicinava all’altra, a ciò che ci accomunava e non a ciò che ci separava. La gioia di intravedere cammini di pace è il frutto che ho portato con me.

sr Lorena Armiento, Cosenza