In questi anni sono stata molto interessata al nascere di tante correnti psicologiche e psicoterapeutiche che cercano di integrare mente/corpo. Lavoro come psicologa e psicoterapeuta dal 1985 e non posso cambiare completamente il mio approccio umano/spirituale di psicologia del profondo imparato all’Istituto di Psicologia dell’Università Gregoriana di Roma. Tuttavia, ho seguito molti webinar e corsi su quelle nuove correnti e mi sono accorta che ognuna di esse può darmi delle nuove idee e modalità di intervento più efficaci, tenendo più presente l’unità mente-corpo nella vita delle persone che incontro.

Alcune si rifanno anche alla Mindfulness, una strategia e un approccio alla vita che ha lo scopo di aiutarci a entrare in contatto, nel qui e ora, senza giudizi, ma con accettazione ed accoglienza, con l’esperienza che stiamo vivendo.
Nei molti anni di lavoro e nell’incontro di tante persone di età diverse, mi sono resa conto di quanto sia importante osservare bene la persona che mi sta davanti e imparare a leggere la sua comunicazione non-verbale, che passa sempre attraverso il corpo, il volto, la postura, lo sguardo.
Ho trovato interessanti le tecniche di consapevolezza delle risorse somatiche, che fa apprendere ad osservare quali ricadute ha lo stress psicologico sul proprio corpo.
Altre correnti partono dal presupposto che il meccanismo alla base della sofferenza psicologica è l’evitamento esperienziale, cioè l’insieme di sforzi per alterare o modificare la propria esperienza interna. Questi approcci mettono in evidenza quanto sia importante ed efficace per stare meglio il realismo: accettare sé stessi così come si è, la realtà così com’è e gli altri così come sono. E’ il primo passo per poter cambiare il modo di vedere e di percepire ciò che si vive, smascherando le illusioni che spesso abbiamo, la tensione verso ideali troppo alti e l’imperativo categorico del dover essere.
È questa una parte importante del mio impegno nei colloqui psicologici, perché le persone stiano meglio e siano più libere di seguire i valori in cui credono.
Gli approcci mente-corpo possono dare interessanti input nel mio lavoro con le persone, verso una comprensione maggiore di alcune dinamiche, soprattutto nella valorizzazione del presente e nel ricercare le risorse di ogni soggetto, la parte sana dell’Io su cui fare leva per il cambiamento.
Altra caratteristica presente in tutte le ultime correnti psicologiche è l’interdisciplinarietà con le neuroscienze e l’avvalersi in particolare degli ultimi studi sul cervello.
Nei vari approcci ho notato però il limite di una visione della persona per me parziale: tutto si ferma alla persona stessa, senza prospettiva di autotrascendenza e di valori che portino continuamente il soggetto al di fuori di sé. Il rischio è quello di incentivare una forma di attenzione ripiegata su sé stessi e sui propri bisogni, senza tener conto del fatto che siamo esseri in relazione con gli altri e con Dio. La prospettiva dei valori autotrascendenti è proprio quella di allargare gli orizzonti della vita delle persone, dando nuovi respiri al quotidiano: esempio tipico è quello dell’amore/agape, che scende dall’alto.
Tante volte ho accompagnato le persone in un cammino di vera liberazione e resurrezione, proprio nell’integrazione tra l’umano e lo spirituale. Ogni persona è continuamente proiettata in avanti: il nostro sguardo va continuamente oltre l’orizzonte immediato di ciò che ci attende; è naturale rivolgerci al futuro, sognare, progettare. Tuttavia, questa consapevolezza fondamentale e vitale, oggi si rivela particolarmente fragile. Lo constato sia negli adulti che nei giovani.
Non basta vivere il momento presente, pur consapevoli che può avere un’ottima funzione per il benessere personale e la salute psico-fisica. Occorre oggi recuperare il rapporto tra passato-presente-futuro e questo si gioca sul piano delle relazioni, sul passaggio di testimone tra chi ci ha preceduti e quanti verranno dopo.
Frère Roger di Taizé aveva scritto e parlato molto dell’oggi di Dio, la sua preoccupazione era di poter “vivere l’oggi di Dio nella dinamica del provvisorio”.
Le riflessioni di Frère Roger danno una prospettiva nuova al significato di vivere il momento presente nell’esperienza spirituale, che apre ad una prospettiva relazionale con il Dio della Vita che allarga gli orizzonti del proprio quotidiano.
Di fatto l’esperienza spirituale cristiana ha sempre valorizzato il presente in una prospettiva più ampia e profonda, gli stessi autori spirituali hanno valorizzato anche il corpo e la fisicità, integrata nella relazione affettiva con il Signore Gesù (cfr. S. Ignazio). Gli approcci attuali mente-corpo possono arricchire questa tradizione spirituale.
In particolare, il carisma di Maria della Provvidenza ispira la mia esperienza personale ascoltando tante persone ogni giorno: il mistero pasquale è davvero al centro della vita di ciascuna persona, è anche la radice di ogni speranza. La sofferenza e la morte di parti di noi stessi non sono l’ultima parola! Siamo fatti per una vita piena che comincia qui e continuerà nell’aldilà!
Sr Paola Magna